Correva l’anno 1877 ed era allora consuetudine che i proprietari di vigneti olivetati (così detta coltura di successione) si trasferissero con le famiglie in campagna nei periodi di raccolta: molti vinificavano sul posto, qualcuno aveva anche le attrezzature per l’estrazione dell’olio.
Le abitazioni non erano distanti, sicché si stabilivano incontri, si scambiavano visite, si svolgeva una vita tra rurale e cittadina che manteneva vivi i buoni rapporti tra amici.

Don Gaetano Uva
aveva appena completato l’impianto di viti e olivi quando ebbe la buona ventura di conoscere l’architetto Giuseppe Barone di Baronetto, in provincia di Campobasso, che insegnava all’Università di Napoli.
Tra i due si stabilì un legame di simpatia e fiducia che si tradusse in un progetto concreto: don Gaetano affidò a don Peppino l’incarico di occuparsi della realizzazione del suo sogno, una bella casa in campagna.
L’architetto Barone aveva una mano felice ed una fantasia feconda.
Visitò Lucera, rivisitò la sua storia e dai suoi progetti venne alla luce quella che poi divenne ‘Villa Uva’, con quel particolare alone moresco che ne sottolinea l’atmosfera e ne fa la più bella e armonica dimora del circondario.

 

Nel 1882, in una chiara giornata di tarda primavera, se ne celebrò l’inaugurazione e da allora non mancarono le occasioni di ritrovarsi tra i viali o le sale accoglienti, oppure sul terrazzo a godersi tramonti incantati dietro le sagome dolcemente ondulate del subappennino o la vista riposante del mare di ulivi che si espandeva fin sotto la città o del superbo castello di Federico II ai cui piedi Lucera si estendeva serena. Bei tempi…

Alla morte di don Gaetano successero le figlie che continuarono a frequentare la villa fino alla seconda guerra mondiale. Poi ci fu l’occupazione da parte delle truppe tedesche prima e alleate dopo e la villa ne pagò lo scotto! Rimase chiusa per anni, finché le proprietarie decisero di venderla e vollero scegliere gli acquirenti: la offrirono agli amici coniugi Michele Darco ed Eudora Danza.

La villa fu riportata allo status quo ante guerra con amore e competenza e riprese a vivere, simbolo di ospitalità e di amicizia. Durò qualche decennio, poi fu visitata dai ladri che la deturparono privandola di tutto: arredi, impianti, persino il lavello e l’abbeveratoio in pietra, i gradini e le basole della pavimentazione furono divelti! Ancora una volta la villa rimase chiusa.

Nel 2006 venne a mancare il dott. Darco e la moglie decise di continuare nella cura della terra e degli ulivi che erano stati la grande passione del marito e, appena possibile, con la volontà di non tramandare ‘ruderi’ in eredità e con la preziosa collaborazione del nipote Emidio, riportò la villa al suo splendore.
Ed ora eccola in fondo al bel viale di bosso, luminosa e invitante, pronta ad essere, come sempre, aperta agli amici di ieri e di oggi e a quanti vorranno goderne l’ospitalità e partecipare alla sua vita.

 

Eudora Danza